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Ostetricia

L’ostetricia è quella branca della medicina, afferente alla ginecologia, che si occupa di seguire e assistere le donne in gravidanza per favorire il buon esito della stessa.
Nella maggioranza dei casi le gravidanze sono fisiologiche e arrivano a termine senza complicazioni ma ci sono anche casi che vanno seguiti con più attenzione dal ginecologo ostetrico, proprio per cercare di prevenire quelle situazioni che possono mettere a repentaglio la salute e la sicurezza della madre e del nascituro.

Gli esami da effettuare in gravidanza

La gravidanza non è una malattia ma dal momento in cui si scopre di aspettare un bambino è opportuno eseguire tutta una serie di controlli per verificare che mamma e bimbo stiano bene.


Nell’iter della gravidanza è consigliata una prima visita con ecografia che si esegue solitamente tra la 7a e l’11a settimana di gestazione. L’ecografia precoce del primo trimestre è un esame ecografico finalizzato alla diagnosi della gravidanza (presenza di camera gestazionale ed echi embrionali) ed alla sua datazione in settimane di gestazione tramite la misurazione del “CRL”( lunghezza vertice-sacro dell’embrione/feto).  Permette, inoltre, la definizione della sede di impianto del sacco gestazionale (sede intra o extrauterina) e del numero degli embrioni (gravidanza singola o multipla). E’ possibile evidenziare i movimenti attivi fetali (MAF) ed ascoltare il battito cardiaco fetale (BCF).  Si può eseguire per via addominale o per via trans vaginale.


Tra la 11° e la 14° settimana esegue il test combinato Bi-test/ Tranlucenza Nucale, un test di screening non invasivo che viene utilizzato per calcolare la probabilità che il feto sia affetto da un’anomalia cromosomica.
Per ogni donna in gravidanza esiste il rischio che il feto possa essere affetto da un’anomalia cromosomica, tipo la Sindrome di Down. Tale rischio statisticamente aumenta con l’aumentare dell’età materna. Per escludere con certezza che il feto abbia un’anomalia cromosomica è necessario eseguire un test diagnostico invasivo: Villocentesi o Amniocentesi. Tali esami, tuttavia, non possono essere offerti a tutte le gestanti, perché ad essi è correlato un rischio di aborto, seppur minimo (circa 0,5-1%).
Il test combinato invece, essendo un esame non invasivo, può essere offerto a tutte le gestanti, in quanto esente da rischi per la gravidanza, e consiste in:

  • un prelievo di sangue materno, per il dosaggio di alcuni ormoni prodotti dalla placenta (βHCG libera e PAPP-A)
  • un’ecografia, per la valutazione di specifici marcatori (Translucenza Nucale, Osso Nasale, Dotto Venoso, Tricuspide, etc.) che possano far sospettare un’anomalia dei cromosomi.

Combinando l’età materna con i risultati del prelievo e dell’ecografia, viene calcolato il rischio, specifico per quella gravidanza, di avere un feto affetto da Sindrome di Down ed altre anomalie cromosomiche.  Alle gestanti ad alto rischio viene poi offerta la possibilità di eseguire una villocentesi o un’amniocentesi per confermare o escludere la diagnosi.


Un’altra tappa importantissima della gravidanza è rappresentata dalla ecografia morfologica, che si esegue tra la 19a e la 21a settimana di gestazione. Tale esame consiste nello studio accurato degli organi fetali al fine di verificare l’assenza/presenza di alcune malformazioni congenite maggiori. Prevede inoltre la valutazione della crescita fetale, della quantità di liquido amniotico e della posizione della placenta.  A quest’epoca è inoltre possibile determinare il sesso del feto se i genitori lo desiderano. L’accuratezza diagnostica dell’ecografia varia molto a seconda dell’apparato che si prende in considerazione e del tipo di malformazione.
L’esperienza finora acquisita suggerisce che l’esame morfologico consente di identificare dal 30 al 70% delle malformazioni maggiori.  Si passa, ad esempio, dal 100% di individuazione in caso di anencefalia, al 50-70% in caso di malformazioni renali. L’esame viene eseguito secondo delle linee guida nazionali ed internazionali definite dalle società di competenza (SIEOG: Società Italiana di Ecografia Ostetrica e Ginecologica; ISUOG: International Society of Ultra sound in Obstetrics and Ginecology), al fine di ottimizzare le possibilità diagnostiche dello stesso.


Alla 30°-34° settimana di gravidanza si esegue  l’ecografia del III trimestre per la valutazione dell’accrescimento fetale, con eventuale flussimetria dei vasi feto-placentari. Questa ha lo scopo di valutare la crescita fetale, la quantità di liquido amniotico e la posizione della placenta.
In alcuni casi si può inoltre eseguire uno studio della circolazione feto-placentare, tramite l’analisi di alcuni vasi sanguigni fetali (arteria ombelicale, arteria cerebrale media, dotto venoso) al fine di valutare se la placenta riesca a nutrire ed ossigenare adeguatamente il feto.  Questa ecografia permette di sospettare anomalie della crescita fetale come, ad esempio, ritardo di crescita, dovuto a scarso apporto di nutrienti ed ossigeno da parte della placenta, oppure eccessiva velocità di crescita fetale, spesso correlata ad iperglicemia materna o diabete gestazionale. Una diagnosi tempestiva di tali condizioni permette di ottimizzare la gestione della gravidanza al fine di migliorare l’esito della stessa.


Tra la fine dell’ottavo e l’inizio del nono mese (35a-36a settimane) bisogna sottoporsi al tampone vagino-rettale per la ricerca dello streptococco B-emolitico del gruppo B, nonché all’ultima visita ostetrica con ecografia.


Quasi al termine della gravidanza, solitamente intorno dalla 38° settimana, è consigliabile inoltre eseguire il monitoraggio cardiotocografico, il cosiddetto “tracciato”, che concorre a fornire dei dati significativi sul benessere fetale.

Esami effettuati presso il centro

  • Amniocentesi
  • Ecografia 3d
  • Ecografia crescita (>30° settimana)
  • Ecografia genetica (17°-18° settimana)
  • Ecografia I trimestre
  • Ecografia morfologica (20°-22° settimana)
  • Harmony test
  • Monitoraggio ovulazione (3-eco)
  • Tracciato Cardiotocografico
  • Translucenza nucale + duo screen
  • Visita ostetrica

 

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